Károli Gáspár University of the Reformed Church in Hungary

Keynote Speakers

Thursday, 16 October 2025
Opening Keynote Lecture
The Rule of Law, Legal Validity, and Constitutional Order
Abstract:
The past quarter-century has witnessed democracy and the rule of law challenged by rising populism across the world. While populism and its threats to democracy have been much studied in political science, legal philosophers have paid scant attention to its impacts on legal practice. To contribute to both populism studies and legal philosophy, the current lecture discusses a long-standing jurisprudential issue, namely the validity of law, in the context of populist constitutional amendments that undermine the rule of law, using notable cases from Latin America and Africa. As a result of examining four primary views on legal validity—exclusive and inclusive positivism, natural law, and interpretivism—the lecture suggests the relevance of constitutional order to validity judgments.
Prof. Makoto USAMI LL.D.
(Kyoto University – Japan)

 

Friday, 17 October 2025
Keynote Lecture
From Social Conflicts to Legal Disputes: The Binding Force of Law
Prof. Dr. András Zs. VARGA
(Pázmány Péter Catholic University – Hungary)

 

Saturday, 18 October 2025
Keynote Lecture
Raison d’État and the Reason of State
Abstract:

Riflessioni sulla Ragion di Stato

  1. La Ragion di Stato è un concetto politico, col quale il potere esecutivo di uno Stato giustifica l’adozione di misure straordinarie al fine di salvaguardare la sicurezza, la stabilità o, addirittura in casi estremi, la sopravvivenza dello Stato, anche al di fuori dei vincoli della legge, della morale comune o del diritto internazionale.
  2. La storia di Ragion di Stato attraversa la filosofia politica occidentale a partire dall’età moderna, anche se sembra affondare le sue radici nell’antichità classica, cioè nell’antichità greco-romana e poi nella prassi medievale. Sebbene il termine non fosse ancora formulato, l’idea di un bene superiore legato alla conservazione dello Stato era già presente nella riflessione politica di Aristotele, Polibio e Cicerone. Tuttavia, fu soprattutto durante il Medioevo che dal XIII e XIV secolo, con il progressivo affermarsi delle monarchie nazionali e la formazione delle istituzioni statali, iniziarono a emergere pratiche di governo in cui il potere si esercitava anche al di là dei canoni del diritto. Le necessità di difesa, fiscalità e amministrazione favorirono un primo abbozzo di logica statuale autonoma.
  3. Il vero punto di svolta è ascrivibile al XVI secolo, grazie all’opera di Niccolò Machiavelli, considerato il fondatore della scienza politica moderna. Nel Principe, opera pubblicata nel 1503, egli non usa il termine Ragion di Stato, tuttavia sembra porne le basi teoriche, sostituendo l’etica tradizionale con un’etica del potere. Il pensiero di Niccolò Machiavelli ebbe un’enorme influenza nel periodo delle monarchie assolute, contribuendo a legittimare una forma di potere centralizzato e svincolato, a differenza dell’età medievale, dalla morale religiosa, orientato alla conservazione e al rafforzamento dello Stato.
  4. Il termine Ragion di Stato. fu usato esplicitamente per la prima volta da Giovanni Botero nella sua opera Della Ragion di Stato (1589), nella quale egli tentava di conciliare la morale cristiana con l’efficacia politica; tuttavia, pur egli opponendosi all’amoralismo di Machiavelli, giungeva ad ammettere che esistevano circostanze eccezionali in cui lo Stato poteva derogare ai precetti morali per il bene pubblico (bonum publicum).
  5. Nel XVII secolo, il concetto si sviluppò ulteriormente. In Thomas Hobbes, l’idea di sovranità assoluta, legittimata dal contratto sociale, diventa lo strumento per garantire ordine e sicurezza in una società altrimenti preda del caos; così nella concezione hobbesiana il principe – in quanto garante della vita e della pace – possedeva il diritto di agire in modo assoluto, anche contro le norme morali o individuali. 6.
  6. L’aggancio di molti filosofi della politica a tale visione proveniva anche da un celebre brano del iurisconsultus romano Ulpiano riportato nel Digesto di Giustiniano: princeps legibus solutus est (D. 1.3.31). Inizialmente, nella visione romana, questo significava la non assoggettabilità del principe alle norme di diritto civile (infatti Ulpiano, con tale frase, commentava la Lex Iulia et Papia); successivamente questo fu interpretato come il fatto che il principe era svincolato da ogni norma giuridica (ferme restando però, in età soprattutto medievale, l’osservanza da parte del princeps delle norme morali della Chiesa e con esse i “sacri canoni”).
  7. Successivamente, nel contesto dello Stato assoluto, la Ragion di Stato diventa una pratica concreta di governo: sorveglianza, censura, diplomazia segreta e uso dei servizi di intelligence vengono giustificati in nome dell’interesse dello Stato. I ministri del potere monarchico assoluto applicano coerentemente la logica della Ragion di Stato, rafforzando l’apparato amministrativo, militare e diplomatico dell’Ancien Régime. In parallelo, il pensiero giusnaturalista e poi illuminista cominciò a criticare questa visione, denunciandone i rischi per le libertà individuali.
  8. Si giunge così – a seguito delle Rivoluzioni Francese ed Americana ai secoli XIX e XX, al fiorire delle democrazie moderne, con le quali si assiste ad un’eclissi parziale del concetto di Ragion di Stato, che infatti non scompare del tutto, piuttosto sembra assumere forme più sottili.
  9. Oggi, nei contesti democratici, la Ragion di Stato viene spesso evocata per giustificare atti eccezionali (leggi speciali, apposizione del segreto di Stato, deroghe ai diritti) in situazioni di emergenza nazionale, come guerre, terrorismo, o anche crisi sanitarie. Alcuni pensatori hanno visto nella moderna Ragion di Stato una trasformazione in “stato d’eccezione”, ovvero dove la sospensione della legalità diventa una prassi ordinaria mascherata da necessità. Occorre dunque distinguere la Ragion di Stato dal Segreto di Stato, ricordando che la prima è uno “strumento” politico mentre il secondo è uno istituto giuridico.
  10. In conclusione, la Ragion di Stato rappresenta un punto di tensione costante nella teoria e nella pratica politica; da un lato, esprime il principio di conservazione del potere e della sovranità*, dall’altro, pone interrogativi etici e giuridici sul rapporto tra autorità, legalità e libertà. Pur evolvendosi nei secoli, continua a essere un concetto rilevante al fine di comprendere in ogni epoca storica la dialettica tra sicurezza e diritto, ordine e giustizia.

Bibliografia scelta

Maffi A. (a c.d.), Princeps legibus solutus, Torino 2016; Arienzo A., la tradizione politica della Ragion di Stato tra Umanesimo e modernità, in Revista Ideação 1/43 (2021), 67 ss.; Tarantino M.L., La Ragion di Stato tra Cinque e Seicento in Italia, Trento 2022; Henshall N., Il mito dell’Assolutismo. Mutamento e continuità nelle monarchie europee in età moderna, Milano 2000 (edizione italiana).

Prof. Dr. Gábor HAMZA
(Eötvös Loránd University, Professor Emeritus – Hungary)